La stanza n°4, dove ogni giovedì entrano le risate

Questa storia è quella di Giovanni, che ha otto anni e mezzo quando gli viene diagnosticato il linfoma di Burkitt. Come altri bambini sottoposti a terapia, inizia il periodo del “berretto sempre calato in testa”, degli altri bambini che fanno domande, delle sorelline che cercano di darsi delle risposte. Ma soprattutto di Gio, che è abbastanza grande per sapere di avere un tumore, che ha la maturità e la forza di fidarsi dei dottori.

“A Giovanni i dottori parlano chiaro e lo coinvolgono: ha l’età per sentire la verità. Gli dicono: – Abbiamo la cura per la malattia che ti faceva tanto stare male.
E da quel momento Gio si tranquillizza e inizia la sua battaglia contro quella cosa che ha un nome: Linfoma di Burkitt e combatte forte e senza remore.”

Inizia il periodo in cui Gio non dorme più nel suo lettino, dove le sorelline si aspettano di trovarlo, ma nella stanza n°4 del reparto di Oncoematologia Pediatrica, dove…

“Tutto è scadenzato dall’odore dei pasti dalle visite dal campanello delle infermiere, dai rumori che senti nel corridoio e ti senti protetto, ti senti accolto, ti senti in famiglia. Iniziamo a conoscere tutti per nome dalle infermiere ai dottori alle maestre al sacerdote e a tutti i volontari.”

Finché tra tutti coloro che si aggirano nei pressi della stanza di Gio…

“Un giovedì si sente bussare e Gio a volte è stanco, a volte non vuole vedere nessuno, ma non rifiuta mai un saluto, anche solo per educazione. È Bubba! Appena lo vedo mi si illumina il viso. Qualcuno che ci farà ridere, penso io. Anche se come si può ridere in questo periodo?”

Invece di giovedì in giovedì Bubba entra a fare parte della vita di Gio e della sua famiglia, è simpatico, è un gran chiacchierone, basta poco a tutti quanti per accettarlo come una presenza fissa.

“Bubba ha sempre qualcosa da dire e sempre la battuta pronta. Non ci sono silenzi imbarazzanti. Quei silenzi che a noi adulti non piacciono. Mi fa ridere, e fa nascere sul viso di Giovanni un sorriso. Sembra una cosa cosi banale, ma non lo è certo per chi deve stare in ospedale anche se vorrebbe scappare fuori.”

I giorni passano e Gio reagisce, talmente tanto bene che la terapia finisce con una sola settimana di ritardo rispetto ai tempi prefissati e soprattutto sembra che il linfoma non ci sia più! Gio è tornato a dormire a casa, tranquillizzando così anche le sorelline.

“Mia figlia piccola mi chiede spesso – Ma Gio è guarito? Io rispondo sì ed è un sì che mi riempie il cuore… di paura, di dolore, ma anche di speranza e di gioia.”

RESTA SEMPRE AGGIORNATO CON LA NEWSLETTER: