Terapia del Sorriso: la testimonianza di un primario

Nelle scorse settimane abbiamo parlato con il Dottor Selicorni, primario di Pediatria presso l’Ospedale Sant’Anna di Como, dove Fondazione Dottor Sorriso è presente con le attività di Terapia del Sorriso. Gli abbiamo fatto qualche domanda sulla vita in ospedale dopo l’emergenza e sulla sua esperienza con i nostri Dottori del Sorriso, che speriamo vi faccia piacere leggere.

Cosa ci può raccontare della sua esperienza con i clownterapeuti di Fondazione Dottor Sorriso?

In me trova un sostenitore appassionato dell’attività dei Dottori del Sorriso. Molti dei bambini che seguiamo all’Ospedale Sant’Anna di Como sono affetti da malattie rare e spesso presentano un ritardo cognitivo. Il lavoro dei Dottori del Sorriso funziona benissimo: attraverso la musica dal vivo i bambini sono coinvolti e interagiscono e per i genitori è un piacere vederli così ricettivi, partecipi e divertiti. Tanto che spesso, quando i genitori chiamano per prenotare il controllo clinico, cercano di sapere se quel giorno ci saranno i Dottor del Sorriso oppure no, per incontrarli. È diventata ed è vista come attività assolutamente integrata, utile e funzionale a quelle del reparto, perché facilita e rende meno pesante per i bambini l’intervento sanitario. Io firmerei subito per averli qui tutti i giorni, per il grande supporto che danno ai bambini e ai loro genitori, ma anche al personale sanitario

Aggiungo anche che i Dottori del Sorriso della Fondazione sono professionisti impeccabili e mettono un gran cuore in quello che fanno. Hanno grande sensibilità e capacità di capire cosa fare e quando fermarsi. Quando c’è un bambino bendisposto è tutto in discesa, ma qualcuno all’inizio può essere intimidito e non voler interagire. Allora loro capiscono che non è il momento, che è meglio fare un giro e poi magari ritornare.

Sono anche molto bravi a capire che cosa sta succedendo in reparto, cosa si sta vivendo in quel momento. Ad esempio, ricordo perfettamente quando, alcuni mesi fa, è mancata una ragazzina che seguivamo da tempo per un tumore. Ovviamente quella mattina in reparto c’era un’atmosfera di grande tristezza. Ma anche in quel contesto difficile l’intervento dei Dottori del Sorriso, fatto con intelligenza, ci ha aiutati a gestire una giornata che era partita emotivamente molto male. Ci hanno aiutato a gestire il tutto con una delicatezza e sensibilità assoluta.

Quindi devo dire che, in questi mesi senza la presenza dei Dottori del Sorriso, ne abbiamo sentito e ne sentiamo la mancanza. L’atmosfera è diversa.

Come descriverebbe la situazione del reparto pediatrico durante l’emergenza Covid-19?

L’impatto delle misure di sicurezza e distanziamento è evidente. Tutti i bambini stanno nelle loro stanze, tra loro c’è pochissima interazione. È come… mi viene da dire, come nei vecchi ospedali. Ciascuno nella sua stanza, ad aspettare la visita del medico, ad aspettare l’aggiornamento. Un modo, mi sia concessa l’espressione, “negativo” di vivere la degenza ospedaliera.

Prima, ho sempre detto che il mio reparto era una specie di Luna Park perché c’erano i Dottori del Sorriso, i volontari di altre associazioni, la pet therapy… Insomma, chi non stava molto male – tanto da dover stare proprio a letto – viveva una situazione di discreta allegria. Viveva in un’atmosfera che cercava di sdrammatizzare un evento – il ricovero – oggettivamente non facile da gestire per un bambino.

Gli stessi genitori oggi non hanno nessuno che li aiuti a sdrammatizzare, a distogliere anche solo per un momento il pensiero dalla preoccupazione per la salute del proprio bambino.

D’altronde dobbiamo comunque rispettare le norme di distanziamento, anche se, effettuando il tampone a tutti i bambini in ingresso, viviamo una situazione di sicurezza in termini di rischio di contagio.

Dicendo che “i bambini ricoverati vivono un evento non facile da gestire”, a cosa si riferisce in particolare?

Penso ad esempio a un bambino arrivato in reparto questa mattina: è caduto in bicicletta, ha un collare al collo e si è rotto entrambe le braccia. È spaventato per quello che gli è successo e per quello che potrà accadere; è teso perché sottoposto a diversi controlli e radiografie in cui deve stare fermo dentro un macchinario. È stato in sala operatoria per sistemare un braccio e non sa per quanto tempo resterà ricoverato da noi. È chiaro che noi e le infermiere cerchiamo di essere più affettuosi possibile, accoglienti, ma noi siamo comunque sempre personale sanitario.
Una figura come il Dottore del Sorriso lo tranquillizzerebbe e lo aiuterebbe a gestire meglio questa fase emotivamente pesante per lui.

Quando pensa si potrà ipotizzare un rientro in presenza dei Dottori del Sorriso della Fondazione?*

Dipende molto dall’evolversi della situazione nei prossimi mesi. In questo momento e fino a quando l’allarme non sarà definitivamente azzerato, si cerca di ridurre al minimo l’accesso al reparto a persone che non siano strettamente necessarie. I bambini ricoverati possono vedere solo il genitore che li assiste. Non l’altro genitore, né i fratelli o i nonni. È complicato da gestire.

Se nei prossimi mesi la situazione dovesse rimanere stabile si potrà andare verso la normalizzazione della vita di reparto. E a quel punto anche tutte le attività come quelle svolte dai Dottori del Sorriso potranno essere riprese.

C’è stata una grande attivazione del mondo pediatrico, soprattutto nell’ultimo mese e mezzo. Si è voluto sottolineare come la situazione abbia messo in secondo piano le attività riguardanti i bambini – all’inizio per preservarne la salute, poi in maniera ingiustificata. Abbiamo normato la distanza degli ombrelloni ma si discute ancora se e come mandare i bambini a scuola a settembre. Non ci sono certezze su come gestire la frequenza degli asili, su come organizzare la ripresa delle terapie nei centri di riabilitazione.

In tutto questo ampio ragionamento si colloca la necessità di riprendere in sicurezza anche queste attività “collaterali” di animazione e di sostegno al lavoro strettamente sanitario, che non sono per nulla marginali nell’economia, nell’atmosfera e, in sostanza, nella qualità della vita dei bambini in reparto.

 

*In alcuni ospedali meno colpiti dall’emergenza l’attività in presenza dei Dottori del Sorriso è già ripartita. Nelle strutture in Lombardia stiamo continuando a portare la Terapia del Sorriso a distanza, grazie al progetto “Il sorriso chiama”.

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