Dino il sondino: il segno di una trasformazione concreta

I disturbi alimentari in ospedale e il ruolo dei Dottor Sorriso nei momenti più delicati del percorso

Ci sono reparti in cui il peso della cura non è immediatamente visibile. Non sempre si tratta di interventi chirurgici o cure invasive. A volte la difficoltà è racchiusa in un gesto quotidiano, apparentemente semplice come mangiare.

Anoressia e bulimia sono disturbi che coinvolgono non solo il rapporto con il cibo, ma anche emozioni profonde, fragilità psicologiche e dinamiche relazionali delicate. Nei reparti che trattano queste patologie, il percorso di cura è lungo e graduale. Ogni passo richiede tempo, fiducia e un lavoro costante da parte dell’équipe sanitaria.

In molti casi, i ragazzi e le ragazze ricoverati affrontano un percorso impegnativo: da un lato devono recuperare salute e forza fisica, dall’altro affrontare le fragilità che hanno trasformato il cibo in qualcosa di difficile da accettare. È un percorso che mette alla prova non solo loro, ma anche le famiglie e il personale sanitario che li accompagna.

È il caso del reparto di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Federico II di Napoli, dove i Dottor Sorriso sono presenti accanto ai ragazzi e alle loro famiglie nei momenti più delicati del percorso. Entrano con discrezione, cercando di intercettare piccoli momenti di apertura: una conversazione, una passione condivisa, una musica improvvisata. A volte anche gli oggetti più semplici diventano strumenti inattesi. I catini utilizzati durante i momenti di malessere si trasformano in cappelli improvvisati, indossati con naturalezza per creare una complicità silenziosa e alleggerire la tensione.

È però durante uno dei momenti più difficili della giornata, la distribuzione degli integratori, che spesso nascono le dinamiche più significative.

I Dottor Sorriso arrivano in reparto come camerieri del ristorante più strampalato del mondo. Blocco per le ordinazioni in mano, si avvicinano ai ragazzi e con aria serissima:

«Oggi cosa prendiamo? Vaniglia o cioccolato?»

Le richieste vengono annotate con precisione, mentre sottobanco iniziano improbabili scambi di gusti, trattative surreali e piccoli accordi segreti. C’è chi prova a negoziare, chi osserva in silenzio, chi si lascia coinvolgere lentamente. Poco alla volta, quello che era un momento carico di tensione si trasforma in uno spazio di relazione.

Sono dinamiche semplici, ma costruite con attenzione. I Dottor Sorriso accolgono tutto: i silenzi, i rifiuti e le porte chiuse, perché anche i “no” fanno parte del percorso. Proprio questa loro capacità di stare accanto, senza forzare, contribuisce a costruire un rapporto di fiducia con ragazzi e ragazze che convivono con anoressia o bulimia.

Quando gli integratori non sono sufficienti o diventano impossibili da assumere, può però rendersi necessario il sondino naso-gastrico. È uno dei momenti più delicati del percorso, perché segna una fase importante della cura e richiede un grande sforzo emotivo per ragazzi e famiglie.

Sonia, una ragazza di 16 anni, ha affrontato proprio questo passaggio. Ricoverata per disturbi alimentari, ha trascorso mesi in reparto, accompagnata dall’équipe sanitaria e dai Dottor Sorriso. La relazione si è costruita nel tempo, tra piccoli momenti condivisi, conversazioni e incontri che si sono susseguiti giorno dopo giorno. Poi, dopo mesi di terapia, è arrivato un momento tanto atteso. Sonia è riuscita a togliere il sondino naso-gastrico e a nutrirsi nuovamente in modo autonomo. In quel momento, nel corridoio del reparto, è partito un applauso spontaneo. Medici, infermieri, operatori e Dottor Sorriso si sono fermati insieme a festeggiare questo traguardo. Un momento carico di emozione, ma anche di consapevolezza: la strada era ancora lunga e nei suoi occhi si leggeva anche la paura di non farcela. E poi è arrivato il momento delle dimissioni e Sonia ha voluto lasciare al Dottor Sorriso Cous Cous un segno per chi sarebbe arrivato dopo di lei: il disegno di “Dino il sondino”, un dinosauro buffo e colorato che trasforma il simbolo del momento più difficile in un’immagine di forza e di rinascita.

Questo disegno racconta qualcosa di più di una storia personale. Racconta un percorso fatto di piccoli passi, di presenze costanti e di momenti condivisi che accompagnano anche nelle fasi più complesse.

Nei reparti che trattano i disturbi alimentari, ogni conquista è fragile e preziosa. A volte è un applauso nel corridoio. A volte è un disegno lasciato in regalo. Altre volte è semplicemente una conversazione che si riapre. Sono segnali discreti, ma importanti. Perché in questi percorsi, la presenza può fare la differenza.

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