La storia di Alberto e del Dottor Smilzo, un legame nato in ospedale e cresciuto nel tempo
La Terapia del Sorriso nasce nel tempo dell’incontro, ma non si esaurisce lì. In reparto può nascere da un gioco, da una parola, da un gesto o da una presenza capace di accompagnare il bambino anche dopo l’intervento.
Ogni volta qualcosa resta. Nella memoria, in un piccolo codice o in un’esperienza condivisa con la famiglia e con i Dottor Sorriso.
Nella storia di Alberto e del Dottor Smilzo, questa continuità ha preso una forma speciale, è diventata un appuntamento atteso, una presenza riconosciuta, un legame che ha accompagnato Alberto anche nei momenti più delicati del suo percorso.
Alberto aveva otto anni quando ha incontrato per la prima volta Smilzo durante un prelievo al Regina Margherita di Torino. All’inizio erano incontri legati a un momento preciso della giornata, ma settimana dopo settimana è nato un rapporto che è diventato parte della loro quotidianità.
Ogni mercoledì Alberto aspettava con entusiasmo l’incontro con Smilzo perché quella presenza era diventata parte della sua settimana. Non saltavano neanche un appuntamento, nemmeno durante il Covid, quando il modo di incontrarsi era diventato diverso.
Alberto cercava il suo volto, ormai diventato familiare.
Poi è arrivata una richiesta che ha portato quel rapporto oltre le pareti dell’ospedale. Alberto voleva che Smilzo fosse presente alla sua festa di compleanno.
Per Smilzo significava incontrare Alberto in un contesto completamente diverso, nella sua vita di tutti i giorni. Non era una decisione semplice. Ma il giorno del suo compleanno Smilzo si è presentato con l’inconfondibile naso rosso e ha portato con sé magia, giocoleria e tanti sorrisi.
Per la famiglia di Alberto, quel gesto ha rappresentato molto. Non era semplicemente una visita diversa dal solito, ma la presenza di qualcuno che, in punta di piedi, era diventato importante nella vita di Alberto.
Da quel momento, Smilzo ha avuto il permesso di accompagnarlo anche all’Hospice Isola di Margherita, dove Alberto stava vivendo una fase molto delicata del suo percorso.
Il loro modo di stare insieme, però, non era cambiato. Continuavano a cercare piccoli momenti da condividere, giocando e scherzando con quello che avevano intorno. Un giorno hanno persino organizzato una gara in carrozzina, tra corse e impennate.
Anche all’Hospice il loro incontro ha trovato un modo per continuare.
Sul soffitto della stanza c’erano alcune isole in rilievo. Guardandone una insieme, Alberto ha detto: “Quella sembra proprio una pera”. Smilzo ha aggiunto un picciolo e ha scritto “Questa pera è di Dottor Smilzo”.
Quel segno è rimasto lì.
E non è l’unico ricordo di Alberto che Smilzo conserva ancora oggi. Sul suo camice è appuntata una spilla sulla quale Alberto aveva attaccato lo sticker di un kiwi. Smilzo la porta con sé ogni giorno.
Quando Alberto è venuto a mancare, Smilzo si è presentato dalla sua famiglia vestito da Dottor Sorriso, proprio come tante altre volte era stato accanto ad Alberto.Il reparto era stato il luogo in cui si erano incontrati, ma il loro legame aveva ormai trovato spazio anche altrove.

Tempo dopo, mentre il Dottor Smilzo girava per i corridoi dell’ospedale, il padre di un bambino lo ha fermato. Gli ha raccontato di aver riconosciuto quella pera sul soffitto di una stanza dell’Hospice.
Quel segno era rimasto lì e, in qualche modo, continuava a raccontare la storia di Alberto e Smilzo.
Quella di Alberto è una storia speciale, ma racconta qualcosa che appartiene al lavoro quotidiano dei Dottor Sorriso nei reparti: la Terapia del Sorriso nasce sempre dentro il tempo della cura, accanto ai bambini, alle famiglie e al personale sanitario.
Ogni incontro ha una forma diversa e il suo valore sta proprio nella possibilità di lasciare al bambino un’esperienza riconoscibile, capace di accompagnarlo oltre quel singolo momento.





