La professionalità dei Dottor Sorriso passa anche dalla capacità di ascoltare, collaborare e riconoscere quando è il momento di intervenire.
In ospedale, accanto a un bambino ci sono molte persone, ognuna con un ruolo diverso. Ci sono la famiglia, medici, infermieri e altri professionisti, tra cui i Dottor Sorriso. Per loro, saper stare in reparto significa riconoscere questo equilibrio e trovare il proprio spazio senza sovrapporsi a quello degli altri.
È un equilibrio che Corbezzola conosce bene. Nei reparti in cui lavora, accanto a bambini e ragazzi con disabilità, cerca di costruire una sorta di “bolla invisibile”, uno spazio in cui possano sentirsi protetti e liberi di essere sé stessi. A volte ci entra attraverso una poesia, una canzone improvvisata o semplicemente chiamando un bambino per nome.
Anche quando si trasforma in una simpatica veggente e inventa per loro previsioni sul futuro, deve però mantenere chiaro il confine del proprio ruolo. Il gioco può creare complicità, ma non deve diventare una promessa né alimentare false speranze. Per questo la formazione dei Dottor Sorriso dedica particolare attenzione all’ascolto e alla capacità di capire fino a che punto entrare in relazione.
Questa consapevolezza passa anche dall’osservazione degli altri Dottor Sorriso. Ognuno ha il proprio modo di stare in reparto, le proprie competenze e i propri strumenti. Lo ha sperimentato la Dottoressa Rita Fiorita durante un incontro con una bambina che poteva comunicare soltanto attraverso il movimento degli occhi. Di fronte a quella situazione, Rita Fiorita si era chiesta come avrebbe potuto costruire un intervento adatto a lei.
Poi ha osservato la Dottoressa BluBlu.
La stanza era buia e BluBlu ha acceso una lampada, proiettando sulla parete le sagome di alcuni pesciolini. Li muoveva lentamente, accompagnandoli con suoni delicati e costruendo davanti alla bambina un piccolo mondo sottomarino. Lei seguiva i pesciolini con lo sguardo e, attraverso quel movimento, partecipava a ciò che stava accadendo.
Anche la mamma, che fino a quel momento mostrava una forte preoccupazione, si è lasciata coinvolgere.
Per Rita Fiorita, quell’incontro è stato anche l’occasione per scoprire una modalità diversa dalla propria. Un modo di lavorare che le ha mostrato come, davanti alla stessa situazione, possano esistere strade diverse e quanto sia importante saperle riconoscere.
A volte, un modo per entrare in relazione nasce quasi per caso. È successo a Baciccia con Motutu, un bambino nigeriano incontrato in corridoio insieme alla mamma, Rebecca, mentre aspettavano di entrare per una visita.
Rebecca si rivolge a Baciccia in inglese. Lui non conosce bene la lingua, ma prova a seguire la conversazione. Quando lei gli chiede il nome, lui risponde: “Baciccia”. Poi prova a fare la stessa domanda alla mamma e al bambino. Lei risponde “Rebecca”, lui “Motutu”. Baciccia sorride e annuisce, senza capire che quello è il nome del bambino.
È Rebecca a sciogliere l’equivoco. Indicando prima Baciccia, poi sé stessa e poi il figlio, ripete in sequenza: “Baciccia, Rebecca, Motutu”. Quelle tre parole diventano una piccola canzone. Ogni volta che si rivedono, Motutu cerca la mamma e la invita a ricominciare. “Baciccia, Rebecca, Motutu”. È diventato un gioco che il bambino riconosce, aspetta e richiama. Un codice nato per caso, dentro un corridoio, e trasformato in un modo tutto loro di ritrovarsi.

Anche il rapporto con il personale sanitario richiede la stessa attenzione. Medici e infermieri conoscono il bambino, il suo percorso e ciò che sta accadendo in reparto. Per questo sono spesso loro a indicare quando la presenza dei Dottor Sorriso può essere utile e quando, invece, è meglio aspettare.
Può capitare che il bambino stia dormendo, che in quel momento sia presente soltanto il genitore o che la situazione familiare richieda un approccio diverso. In altri momenti, sono proprio le infermiere a coinvolgere i Dottor Sorriso nelle situazioni più delicate. Accadeva, per esempio, con Super Ricciolo durante i prelievi, quando lo chiamavano per aiutare a rompere il ghiaccio con bambini e ragazzi prima della procedura.
Anche la famiglia fa parte di questo equilibrio. Il genitore vive il momento insieme al bambino e porta con sé preoccupazioni, stanchezza e aspettative. Per questo i Dottor Sorriso osservano ciò che accade intorno al bambino e cercano di inserirsi senza sostituirsi alle persone che già gli sono accanto.
Saper esserci significa anche riconoscere tutto questo. Sapere quando entrare in gioco, quando cambiare strada e quando lasciare spazio.





