Prelievi, terapie, attese: quando la presenza aiuta ad affrontare la cura

Il valore dei Dottor Sorriso accanto al personale sanitario nei momenti più delicati della vita in reparto

Nei reparti pediatrici, la cura non è fatta solo di procedure cliniche. Ogni prelievo, terapia, esame, attesa o ingresso in sala operatoria porta con sé anche un lavoro relazionale. Serve preparare il bambino, aiutarlo a fidarsi, sostenere la famiglia e creare le condizioni perché quel momento possa essere affrontato nel modo più sereno possibile.

È in questo spazio che la presenza dei Dottor Sorriso diventa un supporto concreto anche per il personale sanitario. Non sostituisce il lavoro medico e assistenziale, ma lo affianca, contribuendo a costruire un clima più favorevole alla cura.

Lo racconta la Dr.ssa Laura Pogliani, Direttore della Struttura Complessa di Pediatria dell’Ospedale di Legnano, dove i reparti di Pediatria e Chirurgia Pediatrica accolgono bambini e ragazzi con patologie acute e croniche, nell’ambito della Pediatria Generale, del Pronto Soccorso Pediatrico, della Neonatologia, della Patologia Neonatale e di diverse aree specialistiche, soprattutto chirurgiche.

In questo contesto, la presenza dei Dottor Sorriso accompagna momenti molto diversi della vita ospedaliera: la permanenza in reparto, le attività assistenziali quotidiane, la fase che precede terapie o prelievi, fino all’accompagnamento in sala operatoria. Sono situazioni diverse tra loro, ma accomunate da una stessa necessità: aiutare il bambino a stare dentro ciò che sta accadendo, senza sentirsi solo davanti alla procedura.

«I professionisti di Dottor Sorriso sono, da anni, un valido e prezioso supporto alle attività assistenziali in corsia», racconta la Dr.ssa Pogliani. «Il loro arrivo in reparto è sempre accolto con favore, non solo dai pazienti ma anche dal personale sanitario».

Questo supporto diventa particolarmente evidente nei momenti in cui il bambino deve affrontare qualcosa che può generare paura, resistenza o chiusura. Un prelievo, per esempio, è una procedura rapida dal punto di vista clinico, ma può essere molto impegnativa per chi la vive. In quei minuti, la collaborazione tra personale sanitario e i Dottor Sorriso può fare la differenza.

Baciccia racconta che, durante i prelievi, la complicità con le infermiere è fondamentale. Quando un bambino deve affrontare una puntura, prova a trasformare quel gesto in un “pizzichino”. Non per negare ciò che sta accadendo o minimizzare la percezione del dolore, ma per rendere quel momento più affrontabile, dentro un clima di fiducia.
Il passaggio più importante, però, arriva subito dopo. Baciccia si rivolge al bambino e gli chiede se è stato di parola, se era davvero solo un pizzichino o se ha fatto più male del previsto. È un dettaglio piccolo e decisivo, perché riconosce l’esperienza del bambino e non rompe il patto costruito prima della procedura. In questo modo, anche un momento difficile può diventare parte di una relazione più onesta e rispettosa.

In altri casi, l’intervento nasce dalla capacità di leggere un segnale e trasformarlo in una possibilità. Smilzo racconta di un ragazzo con sindrome di Down che non voleva entrare nella stanza per fare un prelievo. Era fermo vicino al muro, in una posizione che ricordava quasi quella di un bambino intento a giocare a nascondino. Smilzo coglie quel gesto e lo rilancia dentro la relazione. Gli propone di nascondersi e di contare, trasformando quella postura di chiusura in un gioco riconoscibile. A quel punto anche medici e infermieri entrano nella dinamica. La stanza cambia atmosfera: quello che prima era un momento bloccato diventa una situazione condivisa, in cui il ragazzo può partecipare e il prelievo può essere affrontato in condizioni diverse.

È qui che il contributo dei Dottor Sorriso diventa più chiaro. Il loro intervento non elimina la procedura, né cancella la difficoltà. Aiuta però a modificarne il contesto relazionale. Può abbassare la tensione, favorire la collaborazione, sostenere il bambino e alleggerire anche il carico emotivo dei genitori.

Per il personale sanitario, questo significa poter lavorare in un clima più disteso, con un bambino più disponibile e una famiglia meno sola nel gestire il momento. È una forma di supporto che agisce accanto alla cura medica, creando condizioni più favorevoli perché la cura stessa possa essere vissuta con maggiore fiducia.

La Dr.ssa Pogliani lo esprime con chiarezza: «Il loro intervento facilita l’accettazione di esami e terapie non sempre ben tollerate. Le attività di gioco, la musica, i trucchi di magia costituiscono una vera e propria attività terapeutica sinergica alla cura medica».

Per questo la loro presenza è preziosa non solo per i bambini e le famiglie, ma anche per chi ogni giorno lavora in corsia. Perché quando la relazione è curata, anche il lavoro di cura trova condizioni migliori per accadere.

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